Nicolas Chauvin, granatiere della Guardia Imperiale
L’epopea napoleonica ha certamente cambiato l’Europa, talvolta anche involontariamente.
Sulle armi dei soldati di Napoleone Bonaparte giunsero fin nei posti più sperduti del Vecchio Continente i nuovi ideali illuministici di uguaglianza sociale propri della Rivoluzione francese (“Libertè, Egualitè, Fraternitè”), spesso applicati sostanzialmente per innalzare nuove classi dominanti, nuove leggi (basti pensare al Code civil des Français), sistemi economici più moderni. Si formarono tumultuosamente nuovi modi di pensare, nuove ideologie prendevano vita propria e penetravano nelle società piuttosto statiche dei vecchi regimi settecenteschi.
Nascevano anche nuovi termini, rendendo più o meno famosi i loro inventori, anche involontari.
C’era solo sangue, fango, odio, dolore cupo. Eppure fra le trincee della I guerra mondiale, certo fra le guerre più crude e sanguinarie di tutti i tempi, è apparso qualche raggio di umanità. Nella tregua di Natale del 1914, ad esempio. Piace ricordarlo nel fare i più calorosi auguri di un sereno Natale a tutti i frequentatori di questo piccolo blog.
Brigata Sassari all'assalto sull'Altopiano di Asiago (1916, 1917, 1918)
Sono passati più di novant’anni dalla fine della prima guerra mondiale. Oltre 15 milioni di morti, milioni di feriti e mutilati. Ne uscì un mondo frastornato, mai più quello precedente. E i germi delle grandi dittature del secolo breve. Portarono alla seconda guerra mondiale.
In quella vera e propria fornace umana cambiarono le vite di milioni di persone. Tantissimi soldati finirono in posti lontanissimi dalla loro immaginazione. Come migliaia di soldati sardi della Brigata Sassari.
218 di loro riposano nel piccolo cimitero di Monte Zebio, teatro di dure e sanguinose battaglie nel 1916-1917. Il Comune di Asiago (VI) ha deciso, con un gesto generoso e nobilissimo, di riportarli a casa, dopo tanti anni e, nei giorni scorsi, ha donato la terra sacra ai Comuni sardi da dove partirono le migliaia di soldati che combatterono sull’Altopiano di Asiago. Sui monti dell’Altopiano vicentino combatterono 6.000 sardi, fra loro 590 morti, 132 dispersi e 2.132 feriti. Prosegui la lettura…
Un drappello di legionari romani sta attraversando un corso d’acqua nella terra dei Germani, lungo quel limes Germanicuspresso il Reno. E’ una giornata di sole, durante la breve primavera in questa regione del Limes di Roma.
Sono legionari della Legio XII Fulminata impegnati nella campagna contro i Quadi, durante le guerre marcomanniche (166-188 d.C.) condotte dall’imperatore Marco Aurelio per rendere sicura la frontiera settentrionale del dominio di Roma. Prosegui la lettura…
Beraki Gebresellasiè, sciumbasci capo degli Zaptiè
Con la fine della resistenza dell’Amba Alagi (17 maggio 1941) e di Gondar (27 novembre 1941) cessava, di fatto, l’Africa Orientale Italiana, parte fondamentale di quel sogno coloniale un po’ fuori dai tempi che aveva attraversato l’Italia fra gli ultimi decenni dell’800 e la metà del ‘900.
In questa storia lunga circa 70 anni, piena di anacronismi e di pagine sanguinose poco lusinghiere, sono stati protagonisti anche italiani e africani di dall’animo grande e coraggioso, forse poco conosciuto.
Sicuramente Amedeo Guillet, un uomo decisamente fuori dal comune quanto naturalmente a suo agio con qualsiasi abitante e contesto del Corno d’Africa. E anche Beraki Gebresellasiè, noto fra le truppe italiane e fra gli amici con il diminutivo di Beraki Gebre, Sciumbasci capo degli Zaptiè, nato ad Adinebri, nell’attuale Etiopia il 15 aprile 1914. Attualmente vive a Roma, presso la Residenza Parco di Veio (Via Rocco Santoliquido), alla Giustiniana, lungo la Via Cassia. Combattente per l’Italia, eroe a Culquaber e a Gondar. Prosegui la lettura…
Cavalleggeri di Alessandria, carica di Poloj, 1942
Qual è stata davvero l’ultima carica?
Senza dubbio l’ultima carica condotta dalla Cavalleria con il suo storico compagno d’avventure, il cavallo, che abbia condotto a risultanti rilevanti sul piano strategico è stata quella del Savoia Cavalleria a Isbuschenskij, nelle steppe russe, il 24 agosto 1942. Essa, infatti, ebbe effetti notevoli sul piano militare, salvando migliaia di soldati italiani dall’accerchiamento, e psicologici, visto che le forze sovietiche rallentarono notevolmente la loro offensiva, su un ambito operativo – la grande ansa del Don – piuttosto ampio. In questo senso è l’ultimo fatto d’armi che ha visto una “carica di cavalleria” nel senso classico del termine con effetti così rilevanti. Storicamente degne di nota sono anche altri successivi combattimenti a cavallo: l’11 settembre 1943 i russi del 2° Corpo d’Armata di Cavalleria della Guardia conquistavano e tenevano la testa di ponte sul fiume Desna, respingendo i furiosi contrattacchi tedeschi. In quei giorni, il 9 settembre 1943, con una nazione allo sbando, schierati minacciosamente a cavallo pur senza caricare, i Cavalleggeri di Sardegna salvavano il Ponte Mannu sul fiume Tirso dal tentativo di distruzione da parte dei tedeschi in ritirata. E così salvavano le comunicazioni fra il nord ed il sud della Sardegna.
Quanto fecero, in una situazione assurda quanto non voluta, i Cavalleggeri di Alessandria il 17 ottobre 1942 presso il villaggio croato di Poloj ha però veramente dello straordinario sul piano del coraggio e del risultato comunque conseguito. Prosegui la lettura…
La battaglia di Austerlitz è stata una delle più grandiose vittorie della Francia di Napoleone Bonaparte e una delle più rilevanti vittorie in una campagna militare di tutti i tempi.
Il 2 dicembre 1805, durante la guerra fra la Francia e la Terza coalizione (Impero britannico, Impero russo, Regno di Svezia, Regno di Napoli, sacro Romano Impero) presso la cittadina di Austerlitz, in Moravia (l’attuale città di Slavkov u Brna nella Repubblica Ceca, a circa 20 km. da Brno), si combattè quella nota come la battaglia dei tre Imperatori (Napoleone I di Francia, Alessandro I Russia, Francesco II del Sacro Romano Impero), presenti sul campo, fra l’Armèe napoleonica (73.100 soldati, con 139 cannoni) e quelle congiunte russa, comandata dal generale Kutuzov, e austriaca, comandata dal generale Franz von Weyrother, forti complessivamente di 85.700 effettivi e 278 cannoni. Erano passati solo 40 giorni dalla disastrosa battaglia navale di Trafalgar (21 ottobre 1805), persa contro la flotta britannica dell’ammiraglio Nelson, e Napoleone voleva una rivincita risolutiva sulla terraferma. Prosegui la lettura…
In una pausa della sfortunata (per i francesi) guerra franco-prussiana del 1870-1871, un tiralleur (tiragliatore) della fanteria transalpina si è avvicinato a un carro della sussistenza per bere rapidamente un caffè. Un breve momento di pausa fra le fatiche della campagna di guerra.
Chi sono i tiragliatori.
La fanteria leggera nasce da una delle numerose felici intuizioni militari di Napoleone Bonaparte, che plasmò secondo le necessità della Grande Armèe, la fanteria francese dopo aver valutati i diversi effetti in combattimento, della fanteria di linea e dei tiralleurs. Questi ultimi erano reparti formatisi durante la rivoluzione francese (1789), completamente composti da volontari non in grado di marciare inquadrati vista la loro scarsa preparazione militare. Raggruppati in battaglioni, i tiralleurs rivoluzionari prima, repubblicani e imperiali poi, venivano lanciati davanti ai reparti di linea con risultati spesso sorprendenti per gli obiettivi raggiunti e per la modestia delle perdite subite, dovuta all’ordine sparso che ne rendeva imprevedibile il movimento e difficile l’individuazione. Prosegui la lettura…
partita di calcio nella "terra di nessuno" fra inglesi e tedeschi, Natale 1914
Anche nella drammatica realtà della I guerra mondiale, forse il conflitto più sanguinario di tutti i tempi, vi sono stati momenti come questo. Nella tregua di Natale del 1914. Piace ricordarlo nel fare i più calorosi auguri di un sereno Natale a tutti i frequentatori di questo piccolo blog.
Mario Monicelli ha deciso di andarsene via. In gioventù era stato anche ufficiale di cavalleria, durante la seconda guerra mondiale, in Albania e in Africa settentrionale. Nel suo lavoro ha messo spesso l’accento sulla violenza della storia nelle vite dei singoli. Prosegui la lettura…
Nel 1260 Siena era prospera come non mai in precedenza. Questa grande prosperità nasceva dalla presenza della Via Francigena, che passava proprio attraverso il territorio dalla Repubblica Senese ed era utilizzata dai viandanti, dai commercianti e dai pellegrini diretti a Roma. Le strade costiere e interna d’epoca romana (l’Aurelia e la Cassia) erano afflitte da malaria e dalla presenza di briganti, l’unica relativamente sicura era proprio la Via Francigena. La città si era arricchita grazie ai dazi che venivano imposti ai viaggiatori, ai guadagni delle numerose strutture ricettive per viaggiatori e al commercio che era in forte espansione. Verso il 1260 Siena poteva contare su circa 23.000 abitanti, una città di medio-grandi dimensioni per l’epoca in Europa. Era costituita da tre terzi, le naturali espansioni intorno ai castellari o castellieri (veri e propri fortilizi urbani, con torri, mura e case-forti, splendido e ancor oggi ben conservato il castellare degli Ugurgieri) delle principali famiglie nobili d’origine feudale: il Terzo di Città (Sena Vetus), il Terzo di San Martino (a sud della Via Francigena), il Terzo di Travaglio o di Camollia (a nord della Via Francigena). Appena sotto il trivio dove s’incrociavano i Terzi era (ed è) il Campo, dove si tenevano il mercato e i giochi popolari.
Nei loro traffici sui mercati europei, i Senesi si trovarono ben presto in aperta concorrenza con i banchieri e i mercanti fiorentini. Furono numerose le guerre sostenute tra il 1200 e il 1250 tra Firenze guelfa e Siena ghibellina, battaglie che però non erano riuscite a determinare un vincitore. Prosegui la lettura…
Il 24 agosto 1942, nelle steppe russe sulle rive del Don, avveniva qualcosa di incredibile, poco prima dell’alba dell’era nucleare. Una carica di cavalleria spezzava l’attaccosovietico contro le truppe italiane, inferiori per numero e, soprattutto, mezzi.
L’indipendenza d’Italia, nazione giovane davanti al consesso degli Stati nazionali europei, nasceva verso la metà dell’800 anche e soprattutto grazie a battaglie non decisive, ma fondamentali per il morale delle truppe sardo-piemontesi e per l’opinione pubblica indipendentista.
La battaglia di Montebello (20 maggio 1859) è proprio uno di questi avvenimenti. In realtà fu uno scontro di secondo piano nel quadro più generale della seconda guerra di indipendenza, combattuto tra la cavalleria sardo-piemontese e la fanteria francese contro l’esercito austro-ungarico. Prosegui la lettura…
Solo per ricordare che 95 anni fa il giovane Regno d’Italia entrava in guerra. La prima guerra mondiale. Tante considerazioni possono esser fatte, tuttavia una cosa è certa: la guerra, devastante e sanguinosa, porterà all’unità d’Italia.
attacco della X^ Mas, fronte di Anzio-Nettuno, 1944
Un periodo tragico, una storia condivisa.
Le tante polemiche tuttora presenti intorno alle vicende della guerra di liberazione e della Repubblica sociale italiana sono il segno – grave – dell’assenza di una storia condivisa in questa Italia che più di sessant’anni fa attraversava una devastante guerra e un’ancor più devastante guerra civile fra italiani e italiani. Un’assenza di conoscenza che si dovrebbe colmare al più presto, attraverso la scuola, dibattiti pubblici, mezzi di informazione per aversi anche una salda coscienza civile basata su quella Costituzione repubblicana del 1948 ancora attualissima. Tuttavia si dovrebbe già da lungo tempo avere un po’ di rispetto delle tante persone che, per i motivi più diversi, combatterono su fronti opposti credendo in perfetta buona fede e in tempi così travagliati di fare la scelta giusta. Anche questo contribuirebbe ad avere una storia condivisa e una coscienza civilenel nostro Paese.
Btg. Barbarigo al fronte di Anzio-Nettuno, 1944
Una storia di un cattivo, di uno di quelli che scelse di stare dalla parte sbagliata. La racconto per provare a rifletterci sopra. Senza revisionismi, senza evocare eroismi, ma per cercare di capire, riconoscendoci tutti nella nostra Costituzione quale base per una convivenza civile di tutti gli italiani. Proviamo, però, a ritornare indietro di 65-70 anni. Proviamo a contestualizzare persone e scelte. Prosegui la lettura…
Il limes romano era inteso in due significati differenti: il confine del potere di Roma, repubblicano prima ed imperiale in seguito, ovvero la strada, la via di comunicazione ai margini del dominio dello Stato.
Nel primo significato, il più comune, costituiva l’insieme della frontiere dell’Impero di Roma classificate in base alla loro natura: artificiale o naturale. I confini naturali potevano, a loro volta, essere nel caso concreto di tipo fluviale (il Reno, il Danubio, l’Eufrate) e chiamati ripa (riva del fiume), montuosi (i Carpazi nella Dacia, l’Atlante in Mauretania), desertici (come i confini meridionali dell’Egitto, della Cirenaica, quelli siriani ed arabi). Prosegui la lettura…
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